Una delle prime cause, che fecero insorgere il fenomeno del banditismo sul nostro territorio, va ricercata nella pesante tassazione cui erano sottoposti i nostri cittadini. Addetti alla riscossione erano i "collettori", che avevano l' incarico di attribuire ad ogni famiglia la tassa da pagare. I continui aumenti fiscali esasperavano i cittadini e alcuni di loro formarono delle vere e proprie bande armate.Le strade del feudo, così come quelle di tutto il meridione, diventarono insicure.

Altra causa fu il "zuculiamento" di alcuni feudatari che non sopportavano l' autorità Regia e il privilegio da parte della stessa autorità verso altri feudi, quindi ci furono bande armate protette da quei Signori danneggiati.

Nel Febbraio 1805, il sopraintendente Generale della Polizia del Regno, il Duca D’Ascoli, informa il Segretario di Stato per la Giustizia e la Grazia S.E. Francesco Migliorini sulla grave situazione per l’ordine pubblico venutasi a creare nel tenimento di Montemarano, Voltorara e Montella dove bande di ladri imperversano senza controllo e richiede rigore contro quei funzionari locali nei quali ” possa concorrersi colpa o difetto in non aver impediti i delitti ”. 

Nel mese di marzo 1805, il Governatore della Terra di Voltorara con vari rapporti avverte il Preside di Montefusco che la situazione nel Circondario sta degenerando e che varie comitive armate spadroneggiano sul territorio assalendo i viatecali e viandanti. Ordina al Tenente De Concilii di istituire in quei luoghi una “Guardia Paesana di persone probbe e coraggiose, ed atte alle armi “ per proteggere i viatecali e i passeggeri.

_Dalla relazione spedita dal Preside di Montefusco Giovanni Galliani al Sopraintendente Generale di Polizia di Napoli del 2 Ottobre 1805 a proposito della comitiva di facinorosi di Voltorara:

“Sul proposito dei facinorosi di Voltorara, mi conviene di rassegnare a V.C. per sua intelligenza che io non ho mai mancato di fare di tempo in tempo varie spedizioni in quella terra e specialmente varie volte vi ho spedito il Tenente dei fucilieri di città Don Lorenzo de Concilii con imponente forza per assicurarli alla giustizia, ed invano e’ riuscito ogni sforzo, giacché essendo situata la Terra di Voltorara alla falda di una montagna, la quale ha comunicazione da un lato colle montagne di Montella,Bagnoli ed Acerno, e dall’altro con quelle di Serino e Giffoni, perciò nell’inseguimento tali facinorosi internandosi nelle montagne suddette dalla gente di armi se ne perde la traccia.

1806, il generale Giustini stabilì in Volturara il quartier generale proprio perché le nostre strade erano ancora le principali vie di comunicazione tra la Campania e la Puglia. La banda di malviventi più importante era quella comandata da Laurinziello e la zona più infestata era quella che ancora oggi si chiama "Passo di Cruci". In tale luogo il noto bandito fu catturato e impiccato in Avellino.

Molti volturaresi presero parte attivamente ai moti liberali del 1820-21 e tutto il territorio fu scenario di lotte e resistenze da parte di briganti, appartenenti a famiglie locali, consegnando alla storia ed alle leggende popolari, racconti di imboscate e di aggressioni terribili lungo le vie di accesso al paese, come quella detta “o’ Malepasso”. Continuamente la giustizia organizzava delle battute e molti banditi cadevano nella trappola. Quelli che venivano presi vivi o erano impiccati o condannati ai lavori forzati. Quelli che riuscivano a fuggire andavano ad ingrossare altre bande.

 

Il brigante Pagliuchella

( FONTE: edmondomarra.blogspot.it )

2 Luglio 1862 La guardia nazionale di Volturara in perlustrazione sul Cretazzuolo , su segnalazione , accerchia il posto dove sono nascosti i briganti.Una raduna che è rimasta famosa come il “ Sierro di Pagliuchella” ( Sierro dell’Orso ), dove attorno ad un fuoco chiacchierano diversi briganti ignari del destino che li attende.Una raffica di proiettili si abbatte sul "Capo brigante Ferdinando Candela, Pagliuchella, mentre i suoi compagni si danno alla fuga e si perdono nella montagna.Il cadavere viene caricato su di un mulo e portato in piazza come monito per tutti coloro che si erano messi contro l’ordine costituito. La leggenda racconta che appeso al tiglio da morto resta per alcuni giorni penzolante finché viene messo per ordine del Sindaco Salvatore Sarno “extra sacellum sepulcreti ” in una fossa senza nome e senza identità, forse per scacciare la paura di un uomo che potesse servire da esempio ad altri.

1866, 21 Novembre, il bandito Cicco Ciancio viene ammazzato in uno scontro a fuoco. Il suo corpo portato a Montella viene mostrato su un carro per le vie del paese a monito per tutti. Secondo una leggenda popolare è impiccato da morto al tiglio della piazza principale. Sembra essergli toccata la stessa sorte del suo primo luogotenente Ferdinando Candela, Pagliuchella.