Volturara non ha mai potuto vantare una vera e propria industria, in passato le maggiori fonti di guadagno per il paese erano rappresentate da:

legna da ardere ricavata dai boschi

vendita di paletti e “spaladroni” utilizzati in viticoltura ( per il sostenimento delle viti )

produzione di carbone per le fonderie

vendita di tronchi per la produzione di cellulosa

gelsi per la coltura dei bachi

ferro vivo (estratto dalle contrade di “Toppolo” e dalla contrada “Ceraso”)

pelli di animali per le concerie

Poi causa i moti rivoluzionari per il risorgimento e le guerre d’ indipendenza affossarono lo sviluppo industriale e rimase all’ Irpinia una rozza agricoltura e una scarsa pastorizia.
Oggi, Volturara è immersa nel verde delle campagne intensamente coltivate, dei terreni destinati all'allevamento del bestiame, che alimentano l'industria casearia, e dei folti boschi che la circondano, occupati da castagni, che, da un lato, forniscono abbondanti ed ottimi frutti, dall'altro, alimentano l'industria del legno. 

19 Maggio 1664 dal  libro dei Fuochi di Principato Ultra:

Questa è la dichiarazione premessa alla numerazione dei fuochi in Volturara:
“ La Terra della Voltorara nella Provincia di P.U. si possiede dall’ illustrissimo Don Andrea Strambone , Principe di essa e Duca di Salsa ; sta situata sotto una montagna e circonvallata da esse; una de quali confina con la terra di Montella verso Levante, distante da quella 5 miglia, et un’altra verso mezzogiorno, quale confina con la terra di Serino, distante da essa 2 miglia in circa. Verso ponente confina con le terre di S.Stefano e Sorbo, distanti due miglia e verso tramontana con Chiusano e Montemarano, tre miglia. La Terra predetta sta scarsa di territorii, eccetto che li cittadini di essa ne possiedono per li sopranuminati paesi convicini, quali vi pagano la bonatenenza; né have altro detta Terra che un Piano di circuito di miglia due, dove si raduna tutta l’acqua, che scaturisce da detti monti l’inverno e dal mese di Aprile comincia a disseccarsi riducendosi in pascoli d’animali per l’estate, quale serve parte per comodità de’ terrazzani, parte s’affitta da detta Università per pascolo; e li cittadini di essa vivono con qualche industria di animali, servendosi di detto pascolo per l’estate, e l’inverno ne’ paesi convicini, vivendo in comunità, non raccogliendosi in detta Terra nessuna sorte di vettovaglie, ma solo grano d’indio; e li cittadini di essa le dette robe le vanno a comprare per li convicini.